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Prof.ssa Gianna Maria Nardi.
0 Comments Sep 8, 2017 | News Italy

Dieci anni di interdisciplinarietà del Chirone: non mito, ma creatura culturalmente viva

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Dialogo con Gianna Nardi, “regista” del Chirone, Accademia di varia cultura medico odontoiatrica presieduta da Ugo Covani, in occasione del decennale della sua fondazione.

Quest’anno l’Accademia “Il Chirone” compie dieci anni. Sono tanti o pochi?
Tanti se si fa riferimento al successo dell’evento che ogni anno raccoglie un pubblico di professionisti, odontoiatri, igienisti dentali, medici e giornalisti sollecitati ogni giorno ad intervenire a congressi, convegni, corsi e che oltre a togliere il tempo ad impegni lavorativi, lo tolgono alla vita privata. Altra considerazione: al Chirone vengono trattati a livello interdisciplinare argomenti di prevenzione e, si sa che i professionisti da sempre preferiscono partecipare ad eventi dedicati alla terapia, soprattutto implantare. Ogni anno in contemporanea vengono offerti altri eventi, ma l’aula magna del Dipartimento di Scienze odontontoiatriche e maxillo facciali di Sapienza rimane sempre affollata fino all’ultimo dei relatori. Dieci anni invece sono pochi, se si considerano i vari argomenti che il comitato scientifico vuole trattare, invitando, come da tradizione, i più grandi professionisti del territorio internazionale odontostomatologico e/o dei differenti ambiti medici. Inoltre in momenti di crisi la gestione dei costi di partecipazione è difficile, per questo il Chirone da sempre è offerto senza contributo di iscrizione avendo come sede una città che permette di arrivare da ogni parte di Italia.

La sua “mission” è piuttosto conosciuta e comunque riconoscibile, basta sfogliare il programma di un qualsiasi anno. Scendendo nel dettaglio, può citare un elenco di temi a cui l’Accademia in questi anni ha dato particolare impulso?
Grande attenzione è stata dedicata agli Stili di Vita che compromettono la salute, alla ricerca ed ai protocolli operativi fatti proporre da professionisti esperti per ogni branca odontoiatrica e medica, per coniugare salute e benessere. Grande l’attenzione all’estetica del cavo orale e di tutto il distretto facciale, convinti che il paziente ricerca soluzioni terapeutiche che migliorino la sua vita di relazione .Altro argomento trattato con grande interesse da preziosi contributi di giornalisti è stato e continuerà ad esserlo la comunicazione, importante risorsa per motivare i pazienti ai corretti stili di vita e divulgare in maniera corretta la prevenzione, offrendo ai partecipanti le giuste chiavi di accesso per un efficace trasferimento delle informazioni.

Il Chirone, è stato autorevolmente detto, si basa sull’interdisciplinarietà, pur precisando che “la comunità dei saperi non deve sconfinare in pericolose commistioni”. Cosa non facile. Lei, come regista dell’iniziativa, ritiene di essere riuscita ad evitarle?
Assolutamente si. Sono stati espressi in maniera chiara protocolli operativi che hanno identificato chi fa cosa perché, quando e con chi .L’interdisciplinarietà diventa tale se il professionista metabolizza il limite delle proprie conoscenze e le supera condividendo con altri esperti la scelta terapeutica. L’atto diagnostico, prioritario prima del protocollo operativo, deve essere certo e di assoluta competenza di chi ha una formazione medica. Anche per esprimere clinicamente prevenzione di qualità, esiste una formazione dedicata, da considerare con eguale dignità rispetto all’interdisciplinarietà di area medica. Fondamentale considerare con professionalità e umiltà i propri limiti e quelli stessi della propria formazione, per la classe medica e per gli operatori sanitari. Al Chirone rispetto a questo tema si respira un aria di consapevolezza.

Una delle prerogative dell’Accademia è di aver ospitato i nomi più belli in campo scientifico tecnico interdisciplinare. Che cosa li ha spinti a partecipare. Cosa han trovato al Chirone?
Posso oggettivamente dichiarare che il progetto è piaciuto subito a tutti e ritengo vincenti forse la veemenza e la determinazione che mi contraddistinguono, oltre, direi, la passione che vi è stata trasferita. Al primo evento riuscire ad avere il compianto C. Scully, uno dei più grandi ricercatori sulla prevenzione dei tumori del cavo orale abbastanza restio a concedersi alle platee, è stato un grande successo che mi ha permesso di considerare ogni invito a tanti uomini di scienza e cultura. Inoltre il lavoro in team dei prof . Covani e Grassi, della dott.ssa Genovesi e la prof. Polimeni hanno espresso programmi scientifici di spessore. Mi sento di ringraziare i colleghi del Dipartimento, in particolare i prof. Ottolenghi, Di Giorgio e Guerra, da dieci anni presidenti di seduta delle sessioni scientifiche. Un lavoro impegnativo, visto lo spessore dei relatori e degli argomenti.

Secondo una formula abbastanza atipica (adottata peraltro anche da altri Congressi) si ripeterà anche quest’anno l’invito ad una personalità dello spettacolo per dare maggior visibilità mediatica all’evento?
Mi permetta di dissentire su questa dichiarazione. L’avere personaggi prestati dal mondo della cultura e/o dello spettacolo parte da un obiettivo differente dalla mera visibilità mediatica. Ogni personaggio è stato da me intervistato per stimolarlo a lasciare un contributo o se preferisce, un monito, a noi professionisti ed era in qualche modo legato al tema dell’evento. Mi piace ricordare alcuni messaggi che rafforzano quello che dico: Pippo Baudo ha invitato i professionisti a interloquire in maniera più semplice, aiutando il paziente a capire la situazione clinica ed ad avere un atteggiamento più umano, meno tecnicistico. Carlo Verdone ha suggerito un maggiore approfondimento dei professionisti, spesso arroccati dietro un atteggiamento saccente, poco incline all’ascolto del paziente esprimendo grande considerazione per avere obbligato all’acquisizione dei crediti formativi. Rocco Papaleo ha invitato la platea e soprattutto i luminari presenti, a far atto di umiltà con il suo “ballo della foca”, per ridimensionare l’area di santità che spesso investe chi ha successo. Ne ho menzionati solo alcuni, ma chi ha partecipato è testimone dell’aria di scambio di differenti energie che si respira. L’ultimo grande artista dello scorso anno, Gigi Proietti, ha invece fatto una vera e propria lezione magistrale sulla evoluzione delle maschere del sorriso dal teatro greco ai giorni nostri.

Riesce ad immaginare cosa direbbe il mitico Chirone commentando le iniziative della Accademia che da lui pende il nome? Ancora: andando in un lontano futuro, cosa vorrebbe che si dicesse dell’Accademia e delle attività portate avanti in questo decennio?
Per la storia Chirone era un centauro, per la mitologia greca, metà uomo e metà cavallo. Immortale, differente dagli altri era raffigurato nella mitologia come dolce, umile e saggio. Amava la musica, l’arte e la medicina: suo figlio, Esculapio, fu nominato Padre della Medicina. Oggi sono tanti gli eventi che si occupano di interdisciplinarietà, Il Chirone ha cominciato un po’ di tempo fa e con un approccio differente. Successo non è solo ciò che realizzi nella vita, ma anche ciò che ispiri nella vita degli altri. Se non fai, non esisti. Invece Il Chirone c’è grazie a quanti hanno partecipato: relatori, presidenti di seduta, congressisti, aziende, giornalisti. A questo proposito mi permetta di ringraziare la redazione di Dental Tribune che come il Gruppo televisivo Norba, da ben dieci anni ci segue.

Per maggiori informazioni e iscrizioni visita il sito http://www.accademiailchirone.it/.

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