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S. Fiorentino.
0 Comments Sep 11, 2017 | News Italy

Lo “scippo” degli emocomponenti autologhi ad uso non trasfusionale

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In due articoli apparsi su Dental Tribune avevamo sollevato non poche perplessità sul fatto che alla base dell’erogazione delle convenzioni necessarie per la preparazione in ambulatorio di emocomponenti autologhi ad uso non trasfusionale (EUNT), venisse posto il concetto di “appropriatezza” delle applicazioni cliniche, sottolineando come, purtroppo, il termine, utilizzato nel DM 9.12.2015 (cd. Decreto Lorenzin) come condizione di erogabilità delle prestazioni a carico del SSN ponesse non pochi problemi, trasformando potenzialmente in un LEA il servizio di produzione degli emocomponenti autologhi ad uso non trasfusionale in ambito privato.

Semplificando concetti normativi un po’ complessi, sulla base del Decreto Lorenzin possiamo dire che se una prestazione è definita dalla legge come “appropriata”, sarà a carico del SSN anche nell’ipotesi in cui venga erogata, ad es. ad un paziente che paga e che non richiede la copertura sanitaria del SSN.
Per contrarre la spesa temevamo che le Regioni si vedessero costrette a limitare il numero delle prestazioni “appropriate” riducendo quindi sostanzialmente le convenzioni rilasciate dalle ASL/SIMT per la produzione di tali prodotti: in tal senso per prima in Italia si era infatti pronunciata la Regione Veneto con DGR n°546 del 26 aprile 2016, fornendo indicazioni per il rilascio delle convenzioni per la produzione e utilizzo degli EUNT e lasciando fuori le applicazioni cutanee di ringiovanimento estetico, la tricologia e molte altre applicazioni attuali.

Ebbene, nel silenzio imbarazzante degli operatori del settore e delle Aziende operanti in Italia, probabilmente incapaci di fare sana attività di lobbying (come accade invece a Bruxelles alla luce del sole), il 25 maggio scorso è stato sancito un Accordo Stato Regioni e Province Autonome per la modalità di produzione ed utilizzo degli EUNT, contenente la bozza di convenzione uniforme (applicabile entro e non oltre il 31 dicembre 2017) da usare in tutta Italia.

E questo è un bene. Ma dove sono anche elementi di altissima criticità, proprio quelli da noi paventati dalle pagine del Dental Tribune? In primis, i costi di tali procedure (EUNT) non saranno a carico del cliente ma dell’ASL di residenza. Secondariamente, nell’ambito della loro programmazione sanitaria, le Regioni potranno indicare un numero chiuso di procedure, invalicabile anche se la prestazione fosse eseguita a un privato che volesse pagare direttamente la prestazione. Da ultimo ma certo non meno importante, le prestazioni saranno fornite solo se inserite nell’elenco di quelle “appropriate” attualmente in via di definizione al tavolo tecnico del CNS. In buona sostanza: numero chiuso, contrazione di costi e rimborsi, limitazione delle indicazioni di utilizzo.

Ecco come, e nella più totale disattenzione degli operatori del settore, è stata scippata un’altra fetta degli approcci terapeutico biologici che hanno caratterizzato gli ultimi vent’anni di evoluzione della sanità italiana.

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