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All’equipe di ricercatori è stato concesso un brevetto USA provvisorio per un semplice dispositivo da utilizzare, all’esterno dei laboratori, per identificare i peptidi del virus Zika nella saliva.
0 Comments Sep 12, 2017 | News Italy

La ricerca sperimenta nuovi strumenti per diagnosticare Zika

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Londra e Ontario. Per rilevare con esattezza l’esposizione al virus Zika i ricercatori hanno usato la proteomica per esaminare le proteine e i peptidi nella saliva. Essendo in 70 paesi accertata la trasmissione di Zika attraverso la zanzara, occorrono test rapidi ed efficaci contro il virus.

Analizzando la saliva di una donna infettata da Zika durante la gravidanza e dei suoi gemelli ‒ uno affetto da microcefalia e l’altro no ‒ un equipe di ricercatori della Università dell’Ontario occidentale hanno potuto constatare l’azione di Zika grazie alla presenza specifica di proteina nella saliva. Questa scoperta potrebbe fornire un modo efficace per porre rimedio all’azione della zanzara.

Il team internazionale di scienziati, guidati da Walter Siqueira, ha anche raccolto indizi importanti su come il virus si trasmetta dalla madre al bambino e quale ruolo abbia nello sviluppo della microcefalia, difetto di nascita in cui la testa del bambino è abnormemente piccola ed il cervello sottosviluppato. Dai risultati della ricerca emerge una trasmissione verticale del virus tra madre e bambino. Le mutazioni nella sequenza amminoacida dei peptidi erano diverse per ogni gemello, il che sta ad indicare che queste mutazioni possono svolgere un ruolo nello sviluppo della microcefalia.

Attualmente, i Centers for Disease Control and Prevention utilizzano esami del sangue per scoprire cambiamenti nell’RNA e diagnosticare in tal modo la presenza di Zika. L’inconveniente di tale metodo? È in grado di rilevare il virus solamente fino a cinque-sette giorni dopo l’esposizione. Poiché le proteine e i peptidi provenienti direttamente dal virus sono più stabili dell’RNA, secondo Siqueira, la proteomica della saliva è in grado di rilevare il virus molto più a lungo dopo l’esposizione, rispetto al metodo corrente. Nella ricerca l’arco di rilevazione è stato esteso fino a nove mesi dopo l’infezione.

«Siamo lieti di esser riusciti a produrre dei risultati che mettono in luce la trasmissione del virus Zika ed un nuovo approccio per valutarne la presenza» dice William Giannobile. «Questa ricerca può influenzare olisticamente lo stato di salute. Rilevando il virus, gli individui infetti possono far monitorare i sintomi e lo sviluppo del virus che provoca difetti craniofacciali devastanti nei neonati agendo al tempo stesso per arrestarne la diffusione».

Intitolata “Postnatal identification of Zika virus peptides from saliva” la ricerca è stato pubblicata nel numero di settembre del Journal of Dental Research.
 

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